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CHLAMYDIOPHILOSI

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Post  maggigianluca on Thu 23 Apr 2009, 18:39

nooo clamydia ora ti passo una scheda dettagliata
CHLAMYDIOPHILOSI (sinonimi: Chlamydiosi, Psittacosi, Ornitosi).
Agente eziologico: Chlamydiophila psittaci. Esistono numerosi ceppi dal differente grado di patogenicità. Generalmente i ceppi maggiormente patogeni sono in grado di infettare un ampio numero di specie.
Specie sensibili: Tutte. I Pappagalli sudamericani (in particolare le Are, le Amazzoni ed i Pionus) sono più sensibili di quelli asiatici ed australiani che a loro volta lo sono in misura maggiore di quelli africani. Questa graduatoria è, tuttavia, puramente indicativa poiché è di gran lunga più importante, per l’instaurarsi della malattia, la virulenza del ceppo ed il grado di reattività dell’ospite. In particolare, gli uccelli sottoposti a condizioni stressanti (variazioni ambientali, climatiche, alimentari, trasporto, ecc.) sono più sensibili all’infezione. La Chlamydiophilosi, alla quale sono sensibili anche i mammiferi (uomo compreso), è considerata la più importante zoonosi associata agli uccelli.
Trasmissione: L’infezione avviene con l’assunzione (via orale ed inalatoria) degli elementi infettanti (detti corpi elementari) dispersi nell’ambiente con le feci, specie se essiccate e polverizzate, e con gli essudati nasali degli animali infetti. La trasmissione verticale è stata descritta negli Anatidi e nel Pappagallino Ondulato. Molti soggetti, specie se adulti, risultano portatori sani e possono infettare uccelli maggiormente sensibili (in particolare quelli di giovane età o debilitati per altre cause). Varie specie di uccelli selvatici (in particolare i Colombi) risultano ugualmente portatori e disseminatori di C. psittaci.
Patogenesi: L’attività patogena della C. psittaci sembra essere legata alla presenza di tossine (epatotossiche e nefrotossiche) presenti sulla superficie dei corpi elementari. Durante il ciclo di replicazione delle Chlamydie l’ospite subisce danni tissutali (lisi cellulare).
Incubazione: Molto variabile. In condizioni naturali negli Psittacidi è compresa da un minimo di 42 giorni ad un massimo di alcuni anni.
Sintomi: La sintomatologia è molto variabile dipendendo dalla virulenza del ceppo di C. psittaci in causa e dalla sensibilità di specie od individuale dei volatili. In molti casi l’infezione è asintomatica o quiescente e può essere attivata da diversi fattori stressanti. Nei casi iperacuti dei giovani la morte è improvvisa, non preceduta da sintomi. Nell’evoluzione acuta si nota arruffamento delle penne, abbattimento, dispnea, congiuntivite, sinusite, feci acquose (spesso di colore giallo-verdastro) e morte entro le 2 settimane. Nelle forme subacuto-croniche si osserva un progressivo dimagramento del volatile, disturbi respiratori di vario grado e, talora, congiuntivite. Le feci, diarroiche e verdastre, contengono un’elevata quota di urati. In alcuni casi è possibile osservare sintomi nervosi.
Rilievi ematochimici: gli uccelli infetti possono presentare leucocitosi, eterofilia, monocitosi, basofilia ed anemia non rigenerativa. Evidenziabile anche un marcato aumento di AST, LDH, CK ed acidi biliari.
Rilievi radiografici: nei casi di Chlamydiophilosi l’esame radiologico può permettere di evidenziare epatomegalia, splenomegalia, polmonite ed aerosacculite.
Lesioni: Nelle forme acute di frequente si evidenziano piccoli focolai necrotici in vari organi dovuti con ogni probabilità all’azione delle tossine. Fegato e milza risultano frequentemente ingrossati e le sierose (così come i sacchi aerei) presentano infiammazione fibrinosa. Broncopolmonite, enterite e degenerazione renale possono completare il quadro necroscopico. Nei maschi può evidenziarsi orchite determinante sterilità. Le alterazioni del midollo osseo (con conseguente anemia) e le proliferazioni connettivali in vari organi (specialmente in fegato e reni) si verificano nei casi cronici.
Diagnosi: Dei numerosi test diagnostici nessuno è da considerare “ideale” e la diagnosi di Chlamydiophilosi può essere confermata da uno o più test in presenza di sintomi clinici. E’ importante, tuttavia, individuare gli uccelli che, in assenza di sintomatologia, sono portatori ed eliminatori di C. psittaci per il rischio di infezione verso altri uccelli o esseri umani (in particolare bambini, anziani e soggetti immunodepressi). Nel caso in cui si desideri conoscere se gli uccelli sono infetti partendo da tamponi cloacali o campioni di feci bisogna considerare che C. psittaci viene eliminata dall’organismo in modo intermittente ed è, quindi, necessario, perché il test sia probante, eseguire i prelievi sugli animali per almeno tre giorni consecutivi
Esame citologico. E’ possibile allestire vetrini, colorati con i metodi di Giemsa, Macchiavello, Castaneda o Gimenez, a partire da impressioni di sezioni di organi (fegato o milza) o dai sacchi aerei (è il campione più probante) per evidenziare gli inclusi intracitoplasmatici (corpi elementari) delle cellule macrofagiche infettate. Questo metodo è rapido, ma non è dotato di elevata sensibilità (se risulta negativo non si può escludere che il volatile sia infetto) che può, tuttavia, essere aumentata utilizzando l’immunofluorescenza.
Esame colturale. Le Chlamydie possono essere isolate su colture cellulari o su embrione di pollo a partire da campioni di organo, tamponi o feci. Il metodo offre la massima sensibilità, ma richiede laboratori specializzati, precauzioni per gli operatori ed almeno due settimane di attesa.
Ricerca di anticorpi. Numerosi test sierologici sono stati impiegati per ricercare gli anticorpi nel sangue degli uccelli infetti; tra questi la fissazione del complemento (FC) è stato uno dei primi. La FC, tuttavia, presenta numerosi inconvenienti tali da non consigliarla per la diagnosi di Chlamydiophilosi nei volatili:
molti uccelli (in particolare Pappagalli Cenerini ed Inseparabili) infetti da C. psittaci producono principalmente anticorpi non fissanti il complemento;
la componente C1 del complemento di cavia (utilizzato per la FC) è incompatibile col siero di molte specie;
la FC, riconoscendo le IgG, non svela infezioni recenti.
Sieri con titolo maggiore di 1:40 sono considerati positivi.
I test ELISA (disponibili anche in fase solida per le prove di campo) sono decisamente più affidabili evidenziando un’elevata sensibilità e riconoscendo la presenza di anticorpi in uccelli clinicamente sani ma con infezioni persistenti. Falsi positivi possono, tuttavia, osservarsi per reazione crociata verso anticorpi contro antigeni batterici di simile costituzione. I test di agglutinazione sul lattice, svelando le IgM, sono utilizzabili solo in caso di infezioni recenti. Il limite dei test sierologici è che non sempre nel corso dell’infezione da C. psittaci è possibile evidenziare anticorpi. La localizzazione intracellulare della C. psittaci (in particolare nelle infezioni latenti o persistenti) impedisce il contatto col sistema immunitario dell’ospite e l’antigene può essere riconosciuto solo quando, nel ciclo di replicazione, l’avvicendamento dei macrofagi libera piccoli quantitativi del batterio nel circolo ematico. In alcuni casi, inoltre, la C. psittaci induce immunosoppressione con scarsa o nulla produzione di anticorpi così come avviene nelle infezioni recenti.
Test rapidi ricercanti l’antigene. Si tratta di test (ELISA o agglutinazione su lattice) ideati in medicina umana per la ricerca di C. trachomatis da tamponi uretrali o cervicali. Riconoscendo l’antigene lipopolisaccaridico comune a tutto il genere Chlamydiophila, e quindi anche alla C. psittaci, sono utilizzabili anche in medicina veterinaria su feci, tamponi cloacali, congiuntivali o nasali ed omogenati di organi di uccelli sospetti. I test sono rapidi (il responso si ottiene al massimo in 4 ore), di facile esecuzione e di elevata sensibilità, ma talora evidenziano falsi positivi per reazione crociata verso alcuni antigeni batterici.
Sonde a DNA. La PCR può essere utilizzata come test diagnostico su uccelli vivi (tamponi, materiale bioptico, feci) o morti. Come specificato in precedenza non sempre nel circolo sanguigno sono presenti le Chlamydie (e di conseguenza il loro DNA) per cui testare il sangue del volatile con questo sistema non sempre è indicativo. La PCR è un test altamente sensibile in grado di svelare soggetti con infezione latente o persistente e, se la metodica è eseguita con attenzione e si utilizzano “primers” selezionati, non vi sono possibilità di incorrere in falsi positivi o falsi negativi.

Considerazioni terapeutiche: Farmaci d’elezione per il trattamento della Chlamydiophilosi sono le Tetracicline che inibendo la sintesi enzimatica della Chlamydia ne alterano la replicazione. Il danno indotto dal farmaco ai corpi reticolati ed elementari può essere temporaneo ed i microrganismi possono riprendere il normale ritmo replicativo dopo circa 5 giorni dal termine della terapia. E’, quindi, necessario che il trattamento sia prolungato per dar modo al sistema immunitario dell’ospite di eliminare i corpi reticolati ed elementari danneggiati prima che possano riorganizzarsi. Le tetracicline sono efficaci solo nei confronti dei microrganismi metabolicamente attivi (in crescita o in divisione) e del tutto inattive nei confronti delle Chlamydie inerti all’interno dei macrofagi, come avviene nelle infezioni latenti. Il normale rinnovamento dei macrofagi esporrebbe la C. psittaci all’azione delle tetracicline ed anche per questa ragione ha senso la terapia di lunga durata. L’Enrofloxacina ha mostrato una buona attività anti-Chlamydiophila in vitro, ma ancora poche sono state le sperimentazioni in vivo.
Terapia consigliata: Doxiciclina per via intramuscolare alla dose di 100 mg/kg ogni 7 giorni (per 6 settimane) in soggetti con sintomatologia clinica. Alcuni prodotti contengono eccipienti che possono indurre necrosi muscolare nel sito d’iniezione. L’Ossitetraciclina si rivela ancora maggiormente istotossica.
In soggetti non presentanti sintomatologia, ma riconosciuti infetti, in volatili esposti al contagio ed in uccelli di recente importazione è possibile somministrare la Doxiciclina nel cibo (pastoni, semi cotti od altro cibo umido) in ragione dell’1% per 45 giorni. In alternativa può essere utilizzata la Clortetraciclina ad una concentrazione variabile dal 2 al 5%. Alcune case produttrici di mangimi pellettati o estrusi commercializzano diete medicate con Clortetraciclina.
Prevenzione: Rigoroso controllo dei nuovi soggetti introdotti in allevamento. Quotidiana pulizia del fondo delle gabbie per impedire l’essiccamento e la volatilizzazione delle feci. Impedire l’accesso degli uccelli selvatici (in particolare dei Colombi) nell’allevamento.
Tratto da: Medicina degli uccelli da gabbia, Gino Conzo-ed.Edagricole
ora se ti devo dire la mia un esame e doveroso farlo pero escuderei questa malattia sicuramente un antibiotico ad ampio spettro bastera facci sapere
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