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AUTODEPLUMAZIONE

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Post  Albi on Fri 19 Aug 2011, 11:00

... già diverse volte abbiamo parlato di questo argomento ... Ho trovato questo articolo del Dott. Gianluca Marchetti che mi sembra esaustivo in proposito...

Sindrome di autodeplimazione
Con il termine sindrome di autodeplimazione, ci si riferisce alla condizione patologica per la quale il volatile (generalmente si tratta di pappagalli) si strappa ripetutamente le penne, alterando quindi il loro normale sviluppo.
L’entità del danno che l’animale si procura è molto variabile, infatti abbiamo casi in cui l’animale si strappa solo poche penne, in altri le uniche penne ad essere risparmiate sono quelle della testa perché logicamente non raggiungibili; di conseguenza è chiaro che possiamo trovare diversi quadri clinici seppur ascrivibili allo stesso problema.
Eziologia e Sintomatologia: le cause che possono portare a tale situazione sono molteplici, e non esiste un fattore causale statisticamente preponderante nel determinismo della malattia, ecco quindi solo alcuni dei tantissimi fattori scatenanti:
• Parassiti esterni: in particolare quelli del genere Cnemidocoptes provocano un prurito molto forte che stimola il volatile a grattarsi con le zampe e/o a beccaesi.
• Fattori psicologici: in molti pappagalli lo stress dovuto a gabbie troppo piccole, o un cambiamento improvviso delle loro abitudini ambientali e sociali, possono scatenare questo tipo di problema.
• Carenze o allergie alimentari: in particolare la carenza di vitamina A pone le basi per diversi problemi dermatologici che inducono prurito.
• Dermatiti cutanee: siano esse di origine batterica, micotica o virale.
• Disturbi del comportamento sessuale: può capitate talvolta che alcuni soggetti esasperino il loro atteggiamento sessuale strappandosi le penne della regione addominale; oppure tele atteggiamento può interessare soggetti che non possono riprodursi perché tenuti soli.
• Malattie interne: in particolare alcune patologie epatiche.
• Giardiasi: anche se non è stato spiegato ancora il nesso tra questa parassitosi e la sindrome da autodeplumazione.
Diagnosi: considerato il fatto che molteplici possono essere le cause alla base della sindrome di autideplumazione, è necessario fare diverse indagini diagnostiche e cioè: esame batteriologico e parassitologico delle feci, esame ematochimico (per escludere malattie sistemiche), radiografie (per valutare eventuale ingrossamento degli organi interni), esame bioptico della cute.
Solo quando tutti questi esami risulteranno negativi, sarà possibile parlare di problema comportamentale.
Terapia: non è possibile parlare di una terapia in generale, in quanto è diversa in base alla causa che ha scatenato il problema, per cui la prima cosa da fare è risolvere il problema alla base (variare la dieta, combattere parassitosi , eliminare infezioni cutanee, ecc.).
Nel caso in cui,invece, il problema è di tipo comportamentale la miglior terapia è certamente quella di rendere la vita del soggetto meno stressante possibile: acquistare una gabbia ampia ricca di scalette, dondoli, vaschetta per bagnarsi le piume o altri giochi che tengano impegnato l’animale, oppure evitare di isolarlo dall’ambiente familiare e relegarlo in ambienti poco luminosi.

L'Autodeplumazione
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Figura 1: Cacatua sulphurea. Il pappagallo in questione, a seguito dell’arrivo in casa di un cane, ed in conseguenza quindi delle minori attenzioni da parte del proprietario, ha cominciato ad autodeplumarsi petto e collo fino a provocarsi un’estesa ulcera cervicale.
L’autodeplumazione attiva (fig.1) è forse la sindrome più difficile da curare per il Veterinario Aviare avendo spesso implicazioni comportamentali e cioè psicologiche.
L’atto del grattamento ripetuto o della masticazione convulsa del piumaggio non è infatti che un sintomo verosimilmente riconducibile ad una moltitudine di subdole cause predisponenti e scatenanti.
In generale, le cause sottostanti più frequenti dell’automutilazione sono carenziali, infettive, infestive, allergiche, tossiche, endocrinologiche e psicologiche.
Non sempre è possibile risalire ad una causa scatenante ed alcuni casi restano irrisolti.
Come accade nei mammiferi le lesioni primarie sono spesso complicate da alterazioni secondarie per l’intervento di microrganismi opportunistici di natura virale, batterica e micotica.
Queste infezioni secondarie rendono di più difficile interpretazione le lesioni primarie e riducono la capacità di intervento terapeutico mirato da parte del Medico Veterinario.
Risultano quindi indispensabili esami collaterali e di laboratorio per risalire alla causa primaria sottostante.
In alcuni casi la biopsia cutanea mostra la causa del processo, in altri la malattia (ed i relativi segni istologici) sono ormai scomparsi ma residua il vizio dell’autobeccaggio.
L’indagine atta a comprenderne l’origine eziologia è infatti complicata, articolata e spesso frustrante per il Veterinario e per il proprietario. Lo strapparsi le penne non è infatti una “malattia” ma piuttosto la conseguenza di uno o più processi patologici spesso associati a disordini psichici.
Va precisato che non esistono pubblicazioni scientifiche che ne attestino l’esistenza in natura; è infatti una patologia che interessa gli uccelli in cattività.
Lo strappamento delle penne interessa numerose specie aviari ma la predisposizione maggiore si registra negli psittacidi.
L’automutilazione va distinta dalle normali attività di toelettatura e di rimozione delle guaine che ricoprono le penne in crescita e spesso raggiunge livelli di gravità estrema comprendenti persino lesioni della cute ed autoamputazioni di parti del corpo.
Tutte le attività automutilative vengono indicate come Feather Destructive Beahavior e vanno da una sorta di eccesso nella cura delle penne (overpreening, abnorme cura con il becco delle penne) fino alle vere e proprie autodeplumazione ed automutilazione.
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Figura 2: Groppone completamente deplumato. Questo soggetto è risultato positivo al test per la PBFD o Malattia del Becco e delle Piume e pertanto le penne non nascevano oppure erompevano distrofiche e dopo poco cadevano. Il pappagallo in questione convive con uno della stessa specie il quale non manifesta alcun sintomo di malattia. E’ sempre importante riuscire a distinguere una patologia organica/infettiva da una comportamentale. Foto Dott. Gianluca Marchetti DVM
Le presentazioni cliniche sono di volta in volta differenti anche e soprattutto in relazione al momento in cui viene condotto a visita il paziente.
Le regioni tipicamente interessate da questo processo sono il torace, la groppa, le zampe ed alcune zone delle ali. Molte volte però sono interessate anche le penne remiganti (ali) e le timoniere (coda).
Proprio in queste regioni si evidenziano sovente penne masticate o ridotte a monconi costituiti a volte dal solo rachide.
Alcuni soggetti masticano e strappano barbe e barbule fratturando longitudinalmente o trasversalmente il fusto della penna. Altre volte invece l’uccello se le strappa senza danneggiarle precedentemente dando all’inizio l’erronea impressione che ci si trovi di fronte ad una muta fisiologica.
Solitamente, a meno che l’uccello non se le gratti in maniera convulsa e non le sfreghi sulla superficie delle sbarre e degli accessori della gabbia, le penne della testa vengono risparmiate.
Va ricordato che a volte uccelli che convivono vengono spennati proprio dal partner sulla testa ed in questi casi la separazione dei soggetti è curativa.
In cacatua, conuri, parrocchetti ed ara però è al contrario descritta la tendenza ad autodeplumarsi nella regione pericloacale probabilmente per frustrazione sessuale tantochè, in alcuni casi, l’introduzione di un compagno annulla tale tendenza.
Non è accertato però se questo comportamento patologico si interrompa per l’appagamento sessuale vero e proprio o per il nuovo impegno mentale che porti l’animale ad abbandonare stereotipie maturate in periodi di solitudine e frustrazione.
Molte volte inoltre fenomeni fisiologici vengono fraintesi per patologici: alcuni uccelli in preparazione alla deposizione ed alla cova possono deplumarsi una zona comprendente parte di torace, addome e zampe detta “chiazza da covata” utile a trasferire più efficacemente il calore corporeo alle uova nella fase si incubazione.
Lo strappamento delle penne riduce di gran lunga l’isolamento del corpo predisponendo inoltre l’animale all’insorgenza di malattie.
A volte infatti si pensa la deplumazione sia l’effetto di una patologia riscontrata durante l’iter diagnostico ed invece non ne è che la causa. Spesso infatti un uccello può essere portatore sano di una malattia e metterne in evidenza i sintomi proprio a seguito di stress comprendenti l’autodeplumazione avvenuta per cause diverse. Di contro lo strappamento delle penne risulta spesso sintomo causato da una malattia sottostante e subdola non diagnosticata.
DIAGNOSI
Riguardo questa condizione è obbligatorio parlare di sindrome, vale a dire di un processo patologico multifattoriale, riguardante l’organismo nella sua interezza e caratterizzato da sintomi variabili.
Tra l’altro è bene procedere con un definito e razionale iter diagnostico per escludere tutte le cause primarie ed arrivare ad una diagnosi partendo da:
• un’accuratissima anamnesi remota e recente;
• un esame obiettivo generale;
• un esame obiettivo particolare della cute ed annessi cutanei;
• esami diagnostici collaterali.
Solo escludendo tutte le cause organiche primarie potenzialmente intervenenti si può concludere che le alterazioni del piumaggio non siano altro che un’autodeplumazione attiva legata a motivi psichici.
Non bisogna mai affrettarsi ad attribuire questa tendenza a turbe psicologiche senza prima aver escluso la partecipazione di altri fattori ed entità patologiche.
E’ inoltre di fondamentale importanza comprendere e distinguere se un uccello si strappa le penne oppure se queste non ricrescono o rinascono alterate.
Le cause primarie associate alla deplumazione si possono genericamente suddividere in:
Infettivo-infestive o biologiche:
• parassiti (interni ed esterni)
• protozoi
• batteri ed altri microrganismi
• virus
• miceti
Non infettive:
• carenze nutrizionali;
• scarsa umidità ambientale;
• alterazione dei normali ritmi circadiani;
• disordini ereditari;
• disturbi comportamentali;
• traumi;
• intossicazione da metalli pesanti;
• neoplasie;
• intossicazione ed esposizione ad irritanti ambientali;
• disfunzioni epatiche e di altri organi ed apparati;
• problemi ormonali;
• taglio delle remiganti;
• problemi di ipersensibilità/allergia;
Autodeplumazione - Cause Infestivo-Infettive o Biologiche
I Parassiti
I parassiti si dividono in interni ed esterni.
Tra gli esterni (fig 1) i più frequenti sono: gli acari del genere Cnemidocoptes, i mallofagi, le zecche (fig 2) ed i pidocchi.
Di solito gli Cnemidocoptes si localizzano preponderalmente nelle zone glabre come cera, zampe e becco ma possono essere anche causa di prurito in altre regioni del corpo soprattutto nel parrocchetto ondulato (Melopsittacus undulatus) ed in altri parrocchetti australiani.
Tra i parassiti interni ricordiamo nematodi e cestodi che potrebbero indurre:
1. strappamento di penne nelle zone cutanee in corrispondenza delle porzioni intestinali interessate (dato aneddotico ed ancora non del tutto dimostrato);
2. prurito dovuto all’assorbimento di tossine prodotte dai parassiti;
3. effetto espolinate-carenziale indotto dagli stessi ed avente ripercussioni cutanee.
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Figura 1 Canarino, reperto occasionale. Abbondante presenza di Mallofagi tra le penne di un canarino. Nella fattispecie non erano evidenti assolutamente sintomi cutanei né il proprietario riferiva di aver notato prurito in alcun soggetto dell’allevamento.
Figura 2 Pavone. Il soggetto viveva libero in un grande giardino. L’animale in questione era letteralmente invaso da Zecche.

Protozoi
Tra i protozoi è sicuramente molto conosciuta l’alopecia indotta da autodeplumanzione nelle Calopsitte (Nimphicus hollandicus) parassitizzate da protozoi del genere Giardia.
Anche i Coccidi potrebbero (dato clinico non dimostrato) esser causa diretta o indiretta di autodeplumazione o perdita di penne.
Batteri ed altri Microrganismi
Tra i batteri quelli che maggiormente causano follicolite sono: Aeromonas spp., Staphylococcus spp., Mycobacterium spp., Pseudomonas spp. ed E. coli.
Secondo alcuni Autori però le dermatiti batteriche non sono molto frequenti a causa dell’alta temperatura corporea che inibirebbe la proliferazione batterica e per i lipidi prodotti da cheratinociti ed uropigio aventi azione batterio-micostatica.
Anche infezioni sistemiche possono avere ripercussioni cutanee e sul piumaggio come ad esempio una polmonite (scarsa ossigenazione tissutale) oppure una gastroenterite (riduzione dell’assorbimento di nutrienti).
La Chlamydiophila psittaci, microrganismo endocellulare obbligato, spesso si associa a scadimento delle condizioni generali del soggetto tra cui rientrano anche: alterazioni del piumaggio per indebolimento organico progressivo ed epatopatie.
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Pappagallo cenerino. Il soggetto in questione, in anestesia inalatoria effettuata per prelevare campione ematologici, risulta quasi completamente deplumato nella parte ventrale del suo corpo. Il soggetto in esame è risultato positivo al test per la ricerca degli anticorpi contro Chlamydiophila pittaci. La terapia specifica ha ridotto l’ampiezza dell’area deplumata ma è residuata comunque la tendenza all’autobeccaggio. Notare una piuma rossa nella parte più caudale dello sterno; la nascita di penne rosse i aree fisiologicamente “grigie” nel pappagallo cenerino si associa spesso ad epatopatie ed alla infezione da Chlamydia.
Nel corso di questa infezione è frequente non solo la perdita delle penne ma anche il cambiamento di colore del piumaggio di alcuni uccelli come per esempio di piume rosse nel pappagallo cenerino nelle aree fisiologicamente grigie.
Anche la Megabatteriosi, sostenuta da Macrorhabdus ornitogaster, si esprime con una ridotta capacità digestiva e quindi con perdita di peso e talora scadimento delle condizioni generali comprendenti raramente anche alterazioni del piumaggio.
Miceti
Le dermatiti micotiche non sono molto frequenti negli uccelli anche se sono riportati casi di infezione della pelle da funghi dei generi: Candida albicans, Rhodotorula, Microsporum gallinae, Aspergillus, Rhizopus, Malassetia e Mucor.
Come detto per le infezioni batteriche anche infezioni micotiche organiche come l’aspergillosi dei sacchi aerei o le candidosi gastrointestinali sono associati a casi di alterazioni del piumaggio negli uccelli.
Virus
Praticamente quasi tutte le malattie virali inducono alterazioni del piumaggio in maniera più o meno eclatante anche se solamente in alcune l’aspetto dermatologico è pressoché dominante.
Di sicuro anomalie del piumaggio sono riportate nel corso di due malattie virali assai diffuse: la malattia del becco e delle piume (Psittacine Beak and Feather Disease o PBFD) e la polyomavirosi.
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Parrocchetto dal collare giovane. Il soggetto in questione è stato condotto a visita a seguito di abbondante sanguinamento dai calami delle penne remiganti. Tre fratelli del soggetto erano deceduti inspiegabilmente senza manifestare alcun sintomo. Il test PCR è risultato positivo sia per PBFD che per Polyomavirosi.
La PBFD comporta perdita o crescita distrofica delle penne e, in taluni casi, del becco ed immunodepressione.
La polyomavirosi ha caratteristiche cliniche assai differenti in base all’età e alla specie d’uccello interessato ma molto spesso si associa ad anormalità del piumaggio, sanguinamento dai calami e ritardo nella crescita delle piume (come da figura sotto).
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La Dermatite Cronica Ulcerativa (CUD) peculiare degli inseparabili (Agapornis spp.) e che si esprime come una sindrome automutilativa concentrata alle regioni ascellari, al patagio ed al collo come esito di un prurito ostinato e refrattario a qualsiasi trattamento, esitante spesso in lacerazioni sangiuinanti, sembra esser spesso (ma non sempre) associata alla presenza di Circovirus (PBFD) e/o Polyomavirus.
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Figura 6 (sopra) Agapornis. Il soggetto in questione, al momento della foto in fase di guarigione, non ha ancora avuta una crescita definita delle penne nella regione delle spalle e del petto. Questo pappagallo ha portato il collare elisabettiano per circa 2 mesi, al termine di questo periodo si vede un fitto piumino ricoprire tali regioni. La prima presentazione clinica era tipica di CUD con piaghe e croste all’attaccatura delle ali. Tale soggetto è risultato negativo ai test per Polyomavirus e PBFD.
Figura 5 (in alto a sinistra) Agapornis. Il soggetto in questione manifestava enorme ritardo nell’accrescimento di piume e penne. Gli altri individui con lui allevati, ed aventi medesima età (ma figli di altri genitori), erano già completamente e compiutamente impiumati. Il soggetto nella foto è risultato positivo la test per Polyomavirosi

Anche la Polifollicolite (crescita di diverse penne dallo stesso follicolo), secondo alcuni Autori, sembrerebbe talora associabile all’infezione da Circovirus.
Nel prossimo articolo saranno trattate nel dettaglio ciascuna le cause non infettive responsabili di questa patologia.

Autodeplumazione - Cause non infettive

Carenze nutrizionali.

Le carenze nutrizionali hanno un significato differente a seconda della specie, lo stato fisiologico, l’età, ed il sesso.
Sicuramente può influenzare la crescita delle penne una carenza assoluta o relativa di proteine.
Carenza di oligoelementi è spesso associata ad accrescimento anomalo del piumaggio e comunque è indubbio che un bilanciato apporto vitaminico abbia delle ripercussioni positive sull’omeostasi anche cutanea.
Va precisato che l’unico ricorso a complessi multivitaminici somministrati con l’acqua di bevanda o con il cibo non costituisce che un ausilio ma non la cura di tutte le alterazioni cutanee.
Scarsa umidità ambientale.
La scarsa umidità ambientale, che spesso si instaura in casa attraverso l’utilizzo di riscaldamenti, può creare secchezza cutanea che spesso esita in prurito e grattamento tale da danneggiare le penne.
L’animale spesso tende poi a rimuovere le penne così alterate.
Alterazione dei normali ritmi circadiani.
L’illuminazione insufficiente, l’interruzione del sonno e l’irregolarità nel ritmo giorno-notte possono tutte essere cause di stress emotivo e conseguente tendenza al feather picking.
Gli uccelli hanno un bisogno estremo, come tutti gli esseri viventi per il vero, di vivere rispettando dei fisiologici ritmi di alternanza di luce e buio.
Va rammentato che i volatili non si alimentano affatto se tenuti al buio.
La vicinanza della gabbia a televisione o altre fonti di disturbo può produrre effetti indesiderati soprattutto riguardanti la sfera comportamentale esitanti talora anche nell’autobeccaggio.
Disordini ereditari.
In alcuni casi di perdita delle piume si sospetta una componente genetica come nella calvizie del canarino (Serinus canaria) e l’assenza delle penne nella porzione posteriore della testa in alcune calopsitte (Nymphicus hollandicus) lutino.
Una forma peculiare di dermatite assai pruriginosa e frequente negli inseparabili (Agapornis spp.), parrocchetti ondulati (Melopsittacus undulatus) e calopsitte (Nymphicus hollandicus) è la Polifollicolite.
Tale entità patologica si esprime attraverso la crescita di più piume, frequentemente corte e spesse, da un unico follicolo.
Questa condizione, la cui causa rimane tuttora sconosciuta (anche se alcuni sospettano una componente genetica), genera prurito all’animale che puntualmente si autodepluma.
Anche l’ipopteronosi cistica (cisti delle piume o Lump skin disease) è un reperto associato a deplumazione. Per quanto attiene ai canarini (Serinus canaria) sembra accertata una certa predisposizione genetica anche e soprattutto perché ne sono colpite maggiormente le razze inglesi ma è stata segnalata anche nell’ Ara ararauna (in cui l’eziologia sembra diversa) ed anche in cenerini ed amazzoni.
In pratica la penna non riesce ad erompere dalla cute e continua a crescere in maniera abnorme all’interno del follicolo. Le regioni maggiormente interessate sono le ali, la coda e la testa.
Disturbi comportamentali.
Molte volte un’anamnesi accurata mette alla luce motivazioni palesemente psicologiche. Alcuni soggetti infatti tendono ad autodeplumarsi in concomitanza di eventi stressanti occorsi loro come: la perdita del partner umano e/o aviare anche pro-tempore, l’arrivo di un nuovo individuo umano o animale (di specie uguale o diversa), un cambiamento di casa e dell’ubicazione della gabbia, la gelosia, la noia, la paura e l’ansia che talvolta si estrinsecano proprio in stereotipie masochistiche come l’automutilazione.
Alcune teorie rimandano questa tendenza ad una sorta di rito masturbatorio dell’animale che percepisce un rilascio di beta-endorfine autoappaganti nell’atto di strappare la propria penna.
In realtà, come più volte detto, il motivo profondo ed intrinseco dell’automutilazione attiva risulta spessissimo di difficile interpretazione.
AUTODEPLUMAZIONE Autode17
Agapornis. In taluni casi, come in questo pappagallo con CUD, eliminate tutte le potenziali cause, non resta che applicare un collare elisabettiano il quale impedisca all’animale di prodursi ferite. Durante il periodo di applicazione è essenziale che il proprietario vigili sulla capacità dell’animale di alimentarsi.
Traumi.
In alcuni casi sembrerebbe che a seguito di traumi, la crescita alterata del tegumento e degli annessi cutanei successiva, o nel corso della rimarginazione, crei disagi all’induividuo.
Forse l’anomalia nella direzione di accrescimento delle penne o la retrazione cicatriziale possono produrre prurito esitando nel beccaggio della regione in esame. Anche le regioni sottoposte ad intervento chirurgico a volte suscitano l’interesse estremo dell’animale promuovendo un’attività automutilativa ai danni delle stesse.
Intossicazioni alimentari da metalli pesanti.
La cronica assunzione di piccolissime quantità di metalli pesanti come zinco, piombo ecc., sembra essere una causa di autodeplumazione.
Quando sussista la possibilità di tale avvelenamento è sempre bene sottoporre il soggetto ad esami radiografici ed ematologici specifici.
Neoplasie.
Alcune parti del corpo possono apparire glabre per la presenza di un tessuto patologico sottostante. Può capitare che a volte l’animale stesso lo metta in evidenza deplumandosi la regione (soprattutto nei riproduttori non frequentemente manipolati) prima che il proprietario-allevatore possa rendersene conto. Sembrerebbe le neoplasie negli uccelli tendano a produrre metastasi in minor misura rispetto ai mammiferi.
In verità comunque i tumori non sono rari negli uccelli osservandosi con una certa frequenza sia masse neoplastiche che pseudo-tumorali. Piuttosto frequenti sono: gli xantomi, lipomi e liposarcomi, meno consueti sono: carcinomi cutanei, fibrosarcomi, carcinomi squamocellulari ed adenomi-adenocarcinomi dell’uropigio.
Anche neoplasmi a carico di alcuni organi, come ad esempio il fegato, possono esser associati a scadimento delle condizioni generali e con esso alla comparsa di sintomi cutanei.
Intossicazione ed esposizione di irritanti ambientali.
Molti fumi, gas e vapori sembrerebbero esser imputati nella genesi dell’autodeplumazione.
Il più conosciuto è senza dubbio l’effetto provocato dal fumo di sigaretta. Sembrerebbe addirittura che il lavaggio delle mani del proprietario fumatore prima della manipolazione del volatile riduca tale tendenza.
Anche profumi, deodoranti ambientali, antiparassitari ed altre sostanze chimiche volatili sembrerebbero causare a volte l’autodeplumazione sebbene con una grandissima variabilità individuale.
Diffusione epatiche e di altri organi ed apparati.
Tra le disfunzioni d’organo associabili a problemi cutanei rientra praticamente quasi l’intera patologia aviare.
E’ vero infatti che problemi digestivi, respiratori, endocrinologici, urinari, riproduttivi, nervosi ecc. possono direttamente od indirettamente esser associati a disordini del tegumento e di tutti gli annessi cutanei.
Probabilmente la disfunzione d’organo più diffusa ed associata a sintomi cutanei, soprattutto a causa di errori nel management alimentare degli uccelli e di malattie infettive, è costituita da tutta la serie di alterazioni epatiche.
Problemi ormonali.
Tra i problemi ormonali associati a perdita di piume e penne, mancata ricrescita e alterazioni nella muta vale una menzione a parte l’Ipotiroidismo.
Tuttora le problematiche diagnostiche legate alla difficoltà nell’individuare laboratori specializzati e livelli di riferimento statisticamente significativi per le diverse specie ne limitano sensibilmente la dimostrazione.
C’è però un caso clinico in Letteratura di un’Ara Macao con ipotiroidismo che tra gli altri sintomi aveva la perdita delle penne e la mancata muta da più di un anno. Anche patologie a carico di altri organi endocrini come le ghiandole surrenali e le gonadi sembrerebbero poter essere associate ad alterazioni delle penne.
Taglio delle remiganti.
Il taglio delle remiganti, pratica atta a limitare il volo temporaneamente, soprattutto se non effettuata ad arte può creare fastidio agli uccelli per lo sfregamento dei monconi delle penne sui fianchi esitando talvolta nella masticazione e nell’asportazione del moncone stesso.
A volte, nonostante non si ripeta in tali soggetti l’operazione o si attui con le dovute attenzioni, l’attività di autobeccaggio si mantiene.
Tali pratiche comunque, in accordo con le nuove acquisizioni etologiche e comportamentali dei volatili, si stanno abbandonando sempre di più.
Problemi di ipersensibilità/allergia.
Va immediatamente precisato che molto spesso si ritiene che gli uccelli si strappino le penne per prurito e che questo derivi da una sottostante intolleranza o allergia nei confronti di allergeni ambientali o taluni alimenti.
Sicuramente questi possono essere una concausa predisponente e favorente l’autodeplumazione ma sono necessari ulteriori studi ed indagini scientifiche per dimostrarne l’autenticità.
In alcune condizioni si sono tentate delle diete ad eliminazione svelando la probabile intolleranza nei confronti di alcuni specifici alimenti (girasole, noci, arance, mais, ecc.) in altre situazioni sembrerebbe provata l’ipersensibilità nei confronti di acari della polvere e di alcuni ceppi di Aspergillus.
Conclusioni.
Come nelle altre specie la maggior parte dei problemi dermatologici ha quasi sempre origine multifattoriale ed è quindi basilare intraprendere un iter diagnostico più completo possibile.
Il presente lavoro non è che una raccolta delle cause principali a cui ricondurre problemi di autodeplumazione ma per risolvere tale patologia risulta fondamentale l’intervento di un Medico Veterinario Aviare.
Nessuna delle innumerevoli suddette cause può essere esclusa e questo impone sempre di intraprendere:
• Visita clinica comprensiva di esami delle feci e tampone da gozzo e coane;
• Esame obiettivo particolare dell’apparato tegumentario comprendente citologie della polpa della penna, esami colturali ed eventualmente la biopsia cutanea;
• Esami ematologici ed ematochimici più completi possibile, radiografie e test specifici per l’esclusione delle principali patologie infettive suddette;
• Endoscopia.






Last edited by Albi on Fri 19 Aug 2011, 14:15; edited 1 time in total
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Post  marc on Fri 19 Aug 2011, 11:30

Ottimo lavoro; adesso devi tradurlo tutto in inglese smoking ahahahahah
sto scherzando lo farò io al più presto. Wink
Grazie Albi.. Very Happy


Great job! You will have to translate it ASAP smoking ahahahahahaha
I'm kidding; I will translate it soon. Wink
thanks Albi. Very Happy

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Post  Albi on Fri 19 Aug 2011, 13:33

Grazie Marc! marc Se vuoi io uso il traduttore di google, ma sai bene che non è il massimo!!!!
Tu farai una traduzione migliore: sono sicura Very Happy Wink smoking

Thanks Marc! marc If you want I use the translator of google, but you know that is not the best!!
You will do a better translation: I'm sure Very Happy Wink smoking

p.s. ti faccio comunque notare che tutto sto fumo fà male ai pappi!!!! geek geek Lo hai pure scritto fra i 10 primi pericoli!!!!!!! No
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Post  marc on Fri 19 Aug 2011, 13:49

ahahahahaha, proverò a fumare meno.. Very Happy


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